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06/02/2018, 17:40

data di scadenza, termine minimo di conservazione, spreco alimentare



Date-di-scadenza,-come-riconoscerle-e-gestirle


 Non tutto le date di scadenza sono uguali, da cosa dipende la differenza?



Partiamo da alcune domande:

C’è una reale differenza tra la data di scadenza con il "preferibilmente" e quella senza?

Quali sono i rischi nel consumare alimenti scaduti e alimenti "preferibilmente" scaduti?

E’ meglio buttare via tutto o assaggiare?

Effettivamente le date di scadenza non sono tutte uguali. 
In realtà quando si parla di "data di scadenza" si intende esclusivamente la scritta "da consumarsi entro il ..." mentre il "da consumarsi preferibilmente entro il ..." tecnicamente viene detto Termine Minimo di Conservazione (TMC). La prima è un limite tassativo, mentre il secondo un consiglio.

Ma a cosa è dovuta precisamente questa differenza? La diversità è data dalla capacità di moltiplicazione della carica microbica in alcuni alimenti mentre in altri no.
Infatti succede che negli alimenti con data di scadenza superata il numero di microrganismi può aver oltrepassato il livello di sicurezza proprio perché questi alimenti hanno tutte le caratteristiche per essere un buon ambiente di sviluppo per questi esserini, diventando così un vero e proprio pericolo al consumo. Tutt’altro accade nei cibi che riportano un TMC , infatti questi hanno delle peculiarità che li rendono un ambiente ostile per la moltiplicazione dei microbi. Questa ostilità comporta che le caratteristiche di sicurezza dell’alimento si mantengono intatte anche dopo la data "di scadenza" mentre a subire modifiche possono essere le caratteristiche sensoriali ovvero sapore, fragranza, colore, odore... Essenzialmente in questo caso possiamo dire che perdiamo in qualità ma non in sicurezza. 

Un classico esempio per capire quanto detto sopra è dato dal latte. Se acquisti il latte fresco pastorizzato (per intenderci quello che trovi al supermercato in frigorifero) che riporta la data di scadenza (da consumarsi entro) è necessario che tu lo consumi entro questo termine perché altrimenti c’è il  rischio di aumento esagerato della sua carica microbica patogena e cattiva per l’organismo. Se invece compri il latte UHT (che normalmente lo trovi nelle scaffalature fuori dai frigoriferi), che ha subito dei trattamenti termici di sterilizzazione che abbattono sostanzialmente il numero di microrganismi pericolosi naturalmente presenti nel latte, vedrai sulla confezione non più una data di scadenza ma il termine minimo di conservazione. Questo ti garantisce che il latte potrà essere conservato e consumato a lungo, anche oltre la scadenza se la confezione rimane chiusa, perché al suo interno la carica batterica non è tale da trasformare l’alimento in un pericolo.

In conclusione gli alimenti con data di scadenza vanno consumati tassativamente entro la data  indicata dal produttore e a seguire è necessario eliminarli perché la presenza di microrganismi "cattivi" li trasforma in alimenti dannosi. Mentre quelli con termine minimo di conservazione, quando superano la data preceduta dal "preferibilmente", continuano a mantenere inalterate le loro garanzie di sicurezza e quindi possono essere messi alla prova ed assaggiati per capire se ancora buoni al nostro palato. E’ sempre buona abitudine comunque non superare largamente il termine di consumo che indicato dal produttore.

Non dimenticare che eliminare alimenti ancora sicuri e buoni favorisce lo spreco alimentari che inficia sul portafoglio ed eticamente sulla sostenibilità.


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